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Caterina de’ Medici, regina dei cibi e d’etichetta

26 Ottobre 2019
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Crostata di alici salate, lingua di bue in fricassea, pasticcetti sfogliati d’animelle… e ancora, torta di polpa d’anguilla e spinaci, pasticcio con fagiano, gelo di mela cotogna. Per non parlare dei vini: bianchi e rossi, a volontà. Non si tratta di un pranzo di nozze qualsiasi, bensì del banchetto allestito in onore dello sposalizio di Caterina de’ Medici con Enrico di Valois. L’erede al trono di Francia salì all’altare con la figlia dell’illustre Lorenzo II il 28 ottobre 1533, in quel di Marsiglia, facendosi promotore, insieme alla consorte, di un legame gastronomico mutuato sulla corrispondenza d’intenti tra le due Nazioni.

Il viaggio Oltreconfine della forchetta

Inserito nell’ambito delle celebrazioni dei cinquecento anni dalla nascita di Cosimo e Caterina, l’evento, al termine il 29 ottobre, si tiene in questi giorni presso l’Istituto Francais di Firenze, ospite di Palazzo Lenzi. Per l’intero 2019, del resto, sono previsti una serie di incontri che, attraverso un approccio binazionale, possano focalizzare e valorizzare alcuni tra gli elementi di quello che consideriamo il ‘patrimonio’ italo-francese. Si narra, per chi non lo sapesse, che sia stata Caterina ad istituire l’uso della forchetta presso le tavole di Corte. Pare, inoltre, che siano stati i cuochi fiorentini a regalare alla gastronomia d’Oltralpe carciofi, meloni, sorbetti e crema frangipane, influenzandone, grazie alla divulgazione di tradizioni culinarie e ricette dalla duchessina fino ad allora gelosamente conservate, i costumi in cucina e nell’arte tutta dell’apparecchiare.

Una spedizione lunga un secolo

Per la ricorrenza, non solo il menù, ma anche il cerimoniale e l’intero contesto del matrimonio sono stati ricostruiti e riproposti con meticolosa perizia. Con dovizia di particolari, si è scelto di ripercorrere, punto per punto, l’iter della cena, rievocandone persino i ‘divertissment’, giacché al desco dei futuri sovrani era prevista la presenza di musicisti, danzatori e teatranti. Un viaggio nel tempo, dunque, elaborato attraverso la risoluzione di studi accurati e messo a punto grazie all’ausilio di Enoteca Pinchiorri, artefice della realizzazione delle sofisticate pietanze originali.
Outfit da cerimonia
Per l’occasione, previsto ovviamente un dress code. Privilegiati i colori d’autunno per le Signore. Si va dalle declinazione dell’arancio e dell’ocra al verde scuro, senza rinunciare alle modalità bordeaux e ai marroni. Per gli uomini abito scuro, con obbligo di papillon o cravatta, anch’ essi secondo i toni che la stagione richiede.
“En age florissant”
Protagonista, come in ogni Festa di nozze che si rispetti – lo si accennava – anche la colonna sonora. Curata dalla sezione di musica antica del Conservatorio dei Cherubini di Firenze, un’ensembre di voci e strumenti, a dar luogo ad una sountrack dal sapore rinascimentale. Un fiorire di brani, per così dire, che scavallano le soglie del ‘400 per celebrare il ‘500.
Caterina, pedina della politica Papale
Ma chi era Caterina? Colei nel cui destino si previgurava il seggio regale, era diretta edere dei Borbone. Orfana sin da subito, la sua tutela venne affidata, nell’ordine, al prozio Leone X, poi a Clemente VII, che rese l’ancora undicenne duchessina di Urbino preziosa merce di scambio nella dinamica delle manovre occulte della Curia. Il dissidio tra Asburgo e Valois per il predominio in Italia costitui, d’altronde, il deterrente affinché si agevolasse l’unione tra quest’ultima ed Enrico d’Orleans, secondo genito del Re Francesco I di Francia.
‘Somma’ Caterina
Quando, alla dipartita di quest’ultimo, si trovò a regnare da sola, Caterina assurse a figura chiave degli intrecci governativi e diplomatici, distinguendosi in questi ambiti come pure in quello culturale. Il ruolo, determinante, che seppe arrogarsi, non era, d’altro canto, che l’ennesima manifestazione di un carattere inossidabile e controtendenza. La donna, ritenuta sterile, nel giro di dodici anni aveva saputo regalare ben dieci figli al suo sposo, lo stesso per il quale volle indossare il lutto vestendosi di nero, prima tra tutte, in un mondo in cui il bianco rappresentava il colore indiscusso, testimone del dolore delle regine.
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