Pulmino Volkswagen -Matrimonio stile Woodstock

23 Giugno 2019
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Questa favola inizia così, nella primavera del 1947, quando Ben Pon, importatore olandese della Volkswagen, in visita presso gli stabilimenti di Wolfsburg, si imbatte nel Plattenvagen, un carrello decisamente insolito. Semovente, è il risultato della ‘decapitazione’ di un Maggiolino scartato dalla produzione e viene utilizzato per trasportare i materiali pesanti da un reparto all’altro della fabbrica. Perchè no? Si domanda Pon e, tornato a casa, comincia ad abbozzare una serie di schizzi da sottoporre a Nordhoff, l’allora numero uno dell’azienda. L’ispirazione, sulla base di quanto visto, è quella di creare un veicolo commerciale. Il 12 novembre 1949 viene presentato il prototipo del Transporter. Il modello, tuttavia, necessita di revisioni. Il telaio, soprattutto, va rinforzato. Bisognerà attendere fino al marzo 1950 per poter consegnare i primi esemplari. Cosi nasce il primo pulmino Volkswagen.

Sulle orme del Maggiolino

Bulli, è così che l’utenza teutonica affettuosamente volle definire il modello T1, ripercorreva in buona parte i medesimi schemi creativi del Maggiolino, comprese le variazioni di cilindrata che si susseguirono nel corso degli anni. Stazza robusta, linee essenziali, piuttosto versatile, così si presentava quello che, al tramontare degli anni ’60, sarebbe assurto a status simbol di una generazione. Dall’ Europa alla West Coast Californiana i ‘figli dei fiori’ viaggiavano sulle due tipologie. Samba, bicolore con tetto apribile e vetri ovali; e Westfalia, versione camper. Nel 1967, anno in cui venne sospesa la produzione, si potevano contare 1.800.000 vetture. Lo Split, contrazione di Splitscreen, dal caratteristico parabbrezza diviso in due vetri, rimane a tutt’oggi un ‘must’, l’istantanea di un periodo, quello Vintage, in grado di esercitare un fascino irresistibile su chi si sposa e non.

Tutti i volti di Bulli

I britannici lo conoscono come VW Panevan, negli Usa è il VW Bus, in Sudafrica lo chiamano Campervan, mentre in Brasile è il Kombi. Prodotto anche in Perù, in Australia, in Argentina, in Thailandia, in Pakistan, in Turchia… il pulmino Volkswagen originale vanta innumerevoli vite. Il paradosso è che non fu la versione T1, nè la T2, a proiettare il minibus Vokswagen sull’olimpo delle icone a quattro ruote, troppo care per promuoverne la tiratura. Fu invece il diffondersi dell’usato. La vettura di terza mano, riverniciata a colori vivaci, finì per ergersi a manifesto di uno stile di vita scardinato da ogni tipo di etichetta. Un successo autentico, che trova conferma nel fatto che numerose star, ancora oggi, se ne contendono il possesso. Lo chef Jamie Olivier, per citarne uno, come pure il noto pilota Jenson Button, il conduttore Richard Hammond… per non parlare dei musicisti: Roger Daltry, Pete Townshend, Robbie Williams. Un contagio vero e proprio, che a fatto sì che il costo iniziale del furgoncino, stimabile tra 1250 e i 1900 dollari, schizzasse a cifre iperboliche. Attualmente il listino di mercato riporta numeri che si aggirano tra i quarantaquattro e i cinquantottomila dollari.
Parliamo di numeri…
Il più popolare? Quello dalla tinta blu chiara, circa il 20% dell’intera produzione di gamma. Con velocità massima intorno ai 104 Km/h, nonostante le revisioni che ormai non si contano più – basti pensare che nel solo anno in cui il T2 venne alla luce trovarono mercato ben 9.541 modelli – l’edizione ‘madre’ ha dimostrato di poter superare la prova del tempo. Oggi la velocità è pressoché raddoppiata, il T6 California raggiunge i 193 Km/h, eppure l’effetto nostalgia non accenna a placarsi. Gettonatissimo tra i set, televisivi e non – una tra tutte la serie ‘Lost’ -, persino la Lego ha voluto rendere omaggio al mitico furgoncino, ideando, nel 2011, un set apposito, con tanto di schermo anteriore diviso e arredamenti in stile rock & roll, rivolto a quanti rimpiangono lo stile Hippie.
Un’impronta indelebile
La produzione del T2 si è protratta assai a lungo, per interrompersi solo il 31 dicembre 2013, in Brasile. Un’esistenza longeva, sintomatica di una capacità seduddiva ai limiti dell’intramontabile. Il pulmino VolksWagen, del resto, ha raggiunto, data la richiesta, numeri tali da potersi considerare leader persino come ‘pezzo da collezione’. Battuto all’asta al prezzo base di novantamila sterline – pari a centomila euro – conta un record anche in questo senso.
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