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Viaggi d’autore (seconda parte)

12 Gennaio 2020
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Luoghi che non ci abbandonano. Esperienze della memoria, avamposti dei ricordi, forbice di un vissuto ancora ‘in fieri’. Stralci di verità ritagliati da una dimensione impregnata di immaginario. Ecco cosa sono i libri. Quel sito in cui ci si arrocca, desiderosi di volare senza doversi allontanare da se stessi. Altre volte, tuttavia, si rivelano il preludio di un movimento che non coinvolge solo l’interiorità. Ci si sposta coraggiosi, curiosi, in taluni casi titubanti… e si va a vedere, a toccare con mano quanto ci ha nutrito attraverso le pagine scritte. Farlo in due, accompagnati dalla persona che si ama, significa incastonare il legame nel bagaglio delle reminiscenze, armeggiarlo in un porto sicuro, dove nessuna tempesta, per quanto violenta, riesca a scalfirlo.

Ancora India

Eccoci, dunque, ‘armi e bagagli’ alla mano, diretti per l’ennesima occasione verso mete che il cuore ha già attraversato, inconsapevoli protagonisti di un viaggio che l’anima ha già compiuto; e se di India si è parlato in precedenza, di nuovo, ci ritroviamo qui, incollati tra le righe, rapiti dal potere delle parole. ‘Il Dio delle piccole cose’ di Arundhati Roy (1997) rappresenta l’istantanea di un carattere, quello che coinvolge Nuova Delhi e, più in generale, il sud del Paese, comprendendolo nel tema universale dei sentimenti, come sempre, in conflitto con quanto preteso dalle convenzioni. Si presenta, invece, come un resoconto di viaggio ‘L’odore dell’India’, opera del compianto Pasolini (1960). L’autore, in prima persona, si aggira tra le strade del sub-continente, rapito dalla realtà caotica che lo determina. E’ il tripudio dell’osservazione attenta, sensibile, la stessa che sa cogliere l’incanto di una terra e, di rimando, l’orrore dell’esistenza che vi si conduce.

Un passo indietro…

…per non dimenticare ‘Una stanza tutta per sé”, di Virginia Woolf. Nel 1929, viene pubblcato il testo che prende le sembianze di un saggio letterario. L’ispirazione è figlia delle conferenze, tenute presso i college femminili dell’Universita di Cambridge dalla stessa scrittrice, nell’anno precedente alla pubblicazione. Una rivoluzione del pensiero in una società, quella inglese, ostinatamente maschilista. La rivendicazione del diritto a far valere le proprie idee, il proprio punto di vista, da parte dell’universo femminile, segregato per secoli in uno stato, più o meno velato, di sudditanza.
Al centro della Terra
Siamo in Islanda. Nella mappatura letteraria, uno dei siti forse più al Nord. Per la precisione, si parte da un vulcano ormai spento, lo Snæfellsjökull; la scelta probabilmente più calzante per imprimere l’adeguata potenza al romanzo che Jules Verne volle pubblicare nel 1864. Si prefigura, questo, come un precursore del filone fantascientifico, mastica di avventura e narra di un percorso immaginario nelle profondità occulte del mondo. Protagonista, una sorta di ‘Alice’ con le fattezze di un professore, alle prese con funghi giganti e mostri preistorici, aurore boreali, geyser, fenomeni elettromagnetici… Da cratere a cratere, l’itinerario, all’insegna del continuo stupore, si conclude con una vorticosa risalita in superficie, sospinti dalla lava in eruzione dello Stromboli.
Al centro della Terra
Zingara, con tutto ciò che il termine comprende. Zingara, figlia dell’oscurantismo francese, come la bella Esmeralda, comprimaria nel capolavoro di Victor Hugo (1831). ‘Notre dame de Paris’ raccoglie addosso la consacrazione della Cattedrale che indossa il suo stesso nome, ferocemente fascinosa e decadente. E’ quest’ultima, infatti, ad occupare il vero posto d’onore, artefice – involontaria o meno non è dato sapere – delle disgrazie, delle passioni, degli istinti di chi vi si aggira attorno. Parigi, oscura come ‘Madame Bovary’. Flobert, attraverso la storia della moglie di un medico di provincia, narra i desideri repressi, il ventre buio che caratterizza la società del suo tempo. Osceno ed immorale, questi gli epiterti riservati, appena pubblicata, al volume che fu poi impresso tra i capisaldi della letteratura mondiale. Del resto, dai ‘Miserabili’ a ‘Monsieur Malaussène’ di Daniel Pennac (1995), sono almeno trentadue le citazioni geolocalizzabili nel territorio che accarezza la Capitale. Tutte facilmente individuabili. Tutte con una storia da raccontare…
Ritorno in Italia
Cinquantatre. Ecco, infine, il numero delle località della Penisola capaci di ispirare gli artisti di tutti i tempi. Dalla Torino del libro ‘Cuore’ di Edoardo De Amicis (1886), alla Procida, ambientazione de ‘L’isola di Arturo’, Premio Strega, di Elsa Morante (1957); da ‘Le memorie di Adriano’ (1951), in cui Marguerite Yourcenar, adoperando la forma epistolare, ci reintroduce nei fasti della Villa dell’Imperatore, in quel di Tivoli, ad indfinite altre composizioni, da scegliere secondo i suggerimenti di un istinto totalmente personale, frutto delle suggestioni che sole sanno lasciarci il palato affamato di sapere.

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